luca cosi  italian jazz trumpeter
 
RECENSIONI PUBBLICATE 
DISCO VINCITORE DEL 
REFERENDUM -JAZZ LIGHTHOUSE  2006-


                                                     IL DOLCE 
                                              SUONO DEL NULLA                                 
                                                                        
                                              JazzIt aprile 2006
                                                          Dimitri Berti 

Un titolo così non può che riportarci alla mente la grandissima lezione davisiana. Poi, una volta messo il cd nel lettore e ascoltando le prime tracce, si capisce che la citazione va ben oltre il titolo. Si avverte, infatti, nella musica di Luca Cosi, una continua ricerca di purezza. Brani come Il dolce suono del nulla o Il sogno delle nuvole evocano immagini di struggente serenità. Pacatezza e gentilezza vengono preferite ad un asettico sperimentalismo,  e una spiccata sensibilità per la melodia ci suggerisce una volontà di mettersi a nudo e lasciare andare i propri sentimenti. Più brillante che soffuso, contrariamente a quanto si possa pensare, abbiamo tra le mani un disco per lo più rapido e brioso, a cui le atmosfere ariose donano una lodevole delicatezza.                               
                                                                  
 
                              Musica Jazz aprile 2006 
                                              Aldo Gianolio

L' esordio discografico di Cosi da leader ha avuto un felice esito artistico: il trombettista spezzino si presenta con un quartetto molto affiatato, eseguendo brani di propria composizione dotati di originalità e freschezza, ed esplicando un fraseggio personale con cui costruisce assoli sempre ispirati. La sua sintassi non attinge da nessuno in particolare (forse Booker Little e Kenny Wheeler) e il suo imperativo sembra quello di dover sempre provare a suonar qualcosa che non sia previsto, di forzare per andare oltre l' acquisito, insomma di rischiare. Questa ricerca, che effettua anche <<sul campo>> oltre che a tavolino, gli fa del tutto perdonare qualche lieve difetto di pronuncia.
Il trombettista è inoltre in buonissima compagnia, non solo per quanto riguarda gli ormai <<consumati>> (nel senso più positivo del termine) Leveratto e Bonafede ma anche per Culpo che, tenendo presente la lezione astratta e votata all' essenziale di Monk, ha messo a punto un linguaggio singolare ed efficace. I quattro sono in perfetta sintonia e in certi momenti raggiungono apici di intensità e tensione tali da rendere palpitante l' intera opera.                
                                           
                   Jazz Magazine  febbraio  2007
                                            Lauro Tamburi

Un album che ha il sapore dell' inafferrabilità e dell' incompiutezza, questo debutto del trombettista spezzino. E sia detto senza il valore negativo che solitamente si attribuisce ai due termini, soprattutto perchè Cosi tenta di percorrere una via personale, non battuta, appena riferibile ad alcune delle mille ricerche wheeleriane. E alle parole del  booklet. "il cammino ascetico è portare a compimento con tutte le forze, quello che ci è stato affidato, umile o nobile che esso sia". In questo climax ottimo e speculare partner è il pianista monkiano Christopher Culpo, americano e lontano cugino del leader che sa essere evanescente e minimale, quanto lirico e pieno di tensione propositiva. Implacabili nella loro finezza espressiva e nella sicurezza che danno a ogni passaggio, i due rodatissimi Leveratto e Bonafede.
          



                                                    IL VENTO DEL MARE


 Il Giornale 15 dicembre 2007
 Stefania Antognetti            

«Musica avvolgente, calda, trasportata dal suono, dove c'è spazio per chiudere gli occhi, per dondolare e sognare. Perché per capire il jazz, bisogna ascoltarlo». A chiarirlo è Fabio Manganaro, direttore artistico dell'associazione Jazz Lighthouse Genova, che ieri mattina ha presentato la pubblicazione del cd «Il vento del mare». La storia nasce sul palco di Villa Rossi a Sestri Ponente durante il concerto finale di Sestri Jazz 2007 dove due veterani del jazz il pianista Renato Sellani e il sassofonista Cesare Marchini incontrano il giovane talento Luca Cosi e la sua tromba. Una performance gradita che conserva tutta la sua magia dal vivo.                                     

Il Secolo XIX
Paolo Battifora

.......Si prosegue poi con un intenso duo pianoforte tromba, formula che il pianista marchigiano mostra particolarmente di prediligere. Complice la poetica ed evocativa tromba di Luca Cosi, Summer time e Torna a Surriento scorrono nel loro incanto melodico ed asciuttezza interpretativa. Sincero e lieve è l’omaggio reso da Sellani, in performance solitaria, ai suoi due amici genovesi  Bruno lauzi e Umberto Bindi: gli accenni melodici di il poeta e tornerò, con quel finale sbarazzino, e di Il nostro concerto e Arrivederci vengono a comporre l’estemporaneo scarabocchio di chi, in pochi tratti sa tratteggiare come pochi altri il profilo di un volto, la solitudine di un anima. Ma c’è spazio a sorpresa, anche per una scabra versione di Bella ciao: sentire levarsi quelle note, così meste nella loro solennità, proprio laddove  il 16 giugno 1944 venne attuata la deportazione nei lager nazisti di migliaia di operai genovesi e prese l’avvio, la sera del 23 aprile 1945,  l’insurrezione  che avrebbe portato ala liberazione della città, è un emozione di forte intensità. Anche di questo è capace il Jazz.

recensioni  pubblicate 
I COLORI DEL SUONO

Secolo XIX
dicembre 2006
Paolo Battifora


Figura semantica consistente nell’associare due termini appartenenti a diverse sfere sensoriali: questo ci dice il vocabolario a proposito della sinestesia, grimaldello dei poeti e fatata lente dei fanciulli. Perché entrambi sanno forzare le porte dell’ovvio per scoprire nuovi incanti e contemplare invisibili splendori celati alla vista comune. Poi si cresce, si diventa “seri” e, incalzati dagli imperativi della quotidianità, ci si sbarazza in fretta di siffatte facezie, ché il mondo degli adulti non può tollerare simili improduttivi trastulli.
Dubito che Luca Cosi sia veramente cresciuto, se per crescita si intenda necessariamente un conformistico sentire. Ne dubito fortemente, perché Luca Cosi conserva ancora la capacità dello stupore, risorsa sempre più rara in un mondo bulimico di cifre, fatti, diagrammi, equazioni, oggettuali evidenze. Un mondo dove anche le emozioni finiscono sovente con l’essere notomizzate e scomposte alla luce di asettiche dinamiche. Alla faccia dei “grandi” Luca Cosi sa lasciarsi andare e, proprio come un bambino, abbandonarsi a quei moti del cuore che, all’improvviso nel mezzo della tua giornata, ti fanno palpitare per una nuvola solitaria lassù nel cielo, una sottile lama di luce che sciabola sul pavimento della stanza, una foglia ebbra di colori sul selciato, un infuocato tramonto. Cose di tutti i giorni, si dirà. Magiche epifanie, invece, per chi abbia occhi per vederle e cuore per sentirle.
Dare un suono ai colori, condensare in vibrazioni l’incanto cromatico dell’esistenza, ricordi compresi: questa l’avventura – e la sfida – intrapresa dal musicista spezzino nel suo nuovo lavoro, una suite in undici episodi ciascuno dei quali dedicato a un colore, indice di un particolare stato d’animo. Dall’indaco all’arancione, dai colori freddi a quelli caldi, la tromba di Luca Cosi, mai declamatoria o compiaciuta e men che meno avvezza a tecnicismi e ostentazioni, passa attraverso gli spettri della malinconia e della solarità, del lirismo e della gioia di vivere, in un gioco di evocazioni e allusioni, sottrazioni e sfumature timbriche. Toccanti, nella loro struggente mestizia e asciuttezza melodica, i brani Bianco bianco e Il blu dell’orizzonte (ninna nanna per Bruno), delicati acquerelli in cui il male di vivere e le nebbie del rimpianto trovano requie in un tenero abbraccio sonoro. 
Un plauso ai musicisti al fianco del leader – Tina Omerzo al piano, Mauro Avanzini al flauto e sax contralto, Paola Angeli al clarinetto basso, Agostino Da Mele al clarinetto, Pietro Leveratto al contrabbasso, Luigi Bonafede e Massimiliano Furia alla batteria -, poco accompagnatori e molto compagni di viaggio in questa immersione nei colori dell’esistenza.

All About Jazz  aprile 2008
Neri Pollastri
Un ottetto che suona ora come un quartetto “arricchito”, ora maestoso come una big band, impegnato in questo CD - sotto la guida del trombettista Luca Cosi - nella messa in scena di un affresco sonoro ispirato ai colori.
Così come i colori ispirano e titolano ciascuna delle tracce, le atmosfere cambiano passando dall’incedere deciso di “Indaco” al blues di “Giallo Ocra” (ove spicca un bell’assolo di Mauro Avanzini al contralto), fino al tango di “Rosso Argent(in)o”, passando per la mediterraneità di “Bianco Bianco” e per il ritmo forte di “Funk Grigio Roccia”.
Non mancano momenti anche compositivamente sofisticati, come “Melisma Red” e la finale “Sole Arancione”, dall’ispirazione africana, nei quali l’organico disegna i colori al gran completo. Su tutti spicca comunque sempre la tromba del leader, che trova numerosi momenti per librarsi liricamente con grande espressività - come avviene esemplarmente nella traccia forse più bella dell’album, “Il Blu dell’Orizzonte (ninna nanna per Bruno)”, nella quale vale la pena di sottolineare un breve ma intenso duetto tra il piano di Tina Omerzo e il contrabbasso di Piero Leveratto.
Lavoro impeccabile negli arrangiamenti, di un gruppo estremamente ben amalgamato e dal sound efficace.

JazzIt febbraio 2008
           Valentino Casali

Inspirato ai colori della natura nelle varie stagioni e altrettanto policromo nella forma e negli stili, l'ultimo disco di Luca Cosi è un viaggio compiuto in alcuni misteri della vita, in cui ogni brano ci suggerisce un ambiente, un momento della giornata, un personaggio.
La sinestesia esplicitamente dichiarata nei titoli si compie nel festoso girotondo di Sole arancione, in Nero vuoto, dialogo folle ma affascinante fra piano e tromba, nella delicata ballad Il blu dell'orizzonte o in Bianco bianco, curiosa e candida come un bimbo alla scoperta del mondo.
Ottimi spunti tematici, arrangiamenti articolati ed efficaci (soprattutto nelle trame dei fiati) e buona prova della ritmica in cui accanto ai navigati Bonafede (qui alla batteria) e Leveratto, fa un ottima figura il gusto delicato della giovane Omerzo. Nonostante il livello non eccelso dei soli, si percepiscono nitidamente la serena predisposizione dell'animo a godere del bello che ci circonda, la costruttiva mancanza di pregiudizi, l'infantile stupore di fronte alle meraviglie della musica e della vita (ammesso che ci sia differenza) che rendono questo disco una buona terapia per lo spirito. 



                     I SUONI DEL CASTELLO


 Gli Amici della musica  30   agosto 2007
 Athos Tromboni


Assieme al leader, che ha imboccato l’inseparabile tromba, hanno suonato Chriss Culpo (pianista di New York), il genovese Pietro Leveratto (contrabbasso), i batteristi Max Furia e Alessandro Piccoli e due vocalist inseriti nel gruppo, la modenese Chiara Folladore, soprano jazz, e il bresciano Paolo Antognietti, tenore lirico. La suite jazzistica è nata dalla sensibilità musicale del trombettista-compositore, dopo una sua visita allo splendido maniero di Gragnola, il Castello dell'Aquila, avvenuta due anni prima. Quell’esperienza ha suscitato, in Luca Cosi, suggestioni fortissime riguardo al "tempo" inteso come trascorso di vita: non dunque solo al tempo legato al fascino delle cose antiche, ma al fascino ben più complesso provocato dalle vibrazioni che proprio il suo trascorrere lascia in ogni luogo, mettendo assieme vicende, persone, guerre, carestie, morti violente, sfarzi, povertà. La vita insomma, presa nella sua totalità. Dopo un'attenta riflessione sulle profonde sensazioni che il castello gragnolino aveva provocato in lui, sia a livello epidermico che profondo, la suite è stata scritta quasi di getto. La composizione, come nella tradizione, è un insieme di danze e, in questo caso particolare, segue un andamento di promenade descrittiva: è divisa in tre parti, cioè è tripartita, ed accompagna con nove quadri una passeggiata sugli spalti, nella piazza d’armi, nei sotterranei, nei saloni, dentro la torre, diventando così un percorso emozionale e musicalmente descrittivo delle principali tappe della visita. Come in un film documentario si attraversano i luoghi più caratteristici del sito, che diventano i "quadri" musicali della suite: dall' imponente arco d'entrata, alla terrazza a sbalzo sulla valle, ai gradini che precedono il cortile interno... Le tre parti che compongono la suite sono come un avvicendarsi emozionale, un’avventura che si dipana prima a livello esteriore, con stupore e attesa, poi più interiore con meraviglia, fascino, assuefazione, ed infine con un coinvolgimento generale, come per un avvenuto innamoramento, conducendo la musica ad un livello più alto della semplice ed immediata descrittività, in un luogo più spirituale che terreno. "L'attenta analisi dei criteri compositivi ha condotto a costruire una forma musicale il più coerente possibile con le sonorità moderne - ha spiegato Cosi - ma allo stesso tempo che tenesse conto anche della tradizione. Per questo si è usufruito di complessi criteri numerologici, basati sui numeri primi, sia nella costruzione ritmica (poliritmia e polimetria) che armonica dei singoli brani". Parole affatto semplici per spiegare che il compositore ha messo in campo le tecniche sia dell'armonia classica che contemporanea, come le sovrapposizioni, gli accordi per quarte, le polimodalità. In questo complesso impianto, i brani sono legati tra loro come in una intricata maglia, dove ogni singolo momento espressivo e descrittivo è parte del tutto, ma in maniera quasi criptica. Questo lato appare di proposito velato all'ascolto, ma in una maniera subliminale se ne avverte il fascino. Tutto ciò che sembra diverso, è invece complementare, quasi speculare, anche dal punto di vista geometrico. Il contenuto musicale della suite è melodico, ed estremamente semplice, sintetico, puro, realizzato con suoni acustici senza inutili dissonanze, né asettici sperimentalismi, e senza effetti sonori, quali rumori ed elettroniche, tanto cari a molti compositori contemporanei, sia dell’area classica che della musica di confine fra i linguaggi jazz-classica-folk-funky.